CALOGERO CRAPANZANO (UCCISE IL FIGLIO AUTISTICO ) CHIEDE LA GRAZIA
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PALERMO - La sentenza di condanna a nove anni e quattro mesi per Calogero Crapanzano è stata confermata, diventando definitiva. L'uomo, però, attraverso il suo avvocato Giuseppe Sciarrotta, ha inoltrato la richiesta di grazia al presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Alla domanda sono allegati due attestati di solidarietà: uno firmato dal missionario laico Biagio Conte, l'altro dal responsabile dell'Ufficio garante delle persone disabili del comune di Corleone, Salvatore Di Giglia. Un gesto, quello di Crapanzano, dietro il quale traspare disperazione, solitudine e "totale assenza delle strutture pubbliche di sostegno ai familiari di persone con queste gravi disabilità" come aveva sottolineato il Gup Lorenzo Matassa nella motivazione della sentenza di primo grado dell'8 novembre 2007. "Il sistema socio-sanitario ha sostanzialmente lasciato sola la famiglia nella gestione di una situazione non più sopportabile - dice Salvatore Di Giglia ". Il missionario Biagio Conte aggiunge che il condannato ha frequentato la missione Speranza e Carità di Palermo per oltre un anno come "volontario, mantenendo un comportamento ammirevole e di valido aiuto".
"Un caso di scuola in cui può affermarsi che la società stessa prepara il delitto", scrisse il gup Lorenzo Matassa. E ancora: "Senza pietismo e vittimizzazioni, ma solo per comprovare al processo la verità di un fatto storico, può affermarsi che le condizioni di vita familiare e sociale dell'imputato erano condizionate dal pesante fardello di omissioni, incoerenze e fraintendimenti del sistema socio-sanitario in materia di salute, che generano gravi compromissioni del diritto fondamentale previsto dalla Costituzione". L'ex maestro elementare di 62 anni, dovrà scontare una pena di nove anni e quattro mesi per avere ucciso il 22 giugno del 2007 il figlio autistico Angelo di 27 anni. La Corte ha comunque accolto le tesi dell'avvocato Giuseppe Sciarrotta e dello stesso sostituto procuratore generale Ettore Costanzo, ritenendo applicabili le attenuanti: Crapanzano uccise il figlio Angelo perchè esasperato dalla situazione e dalle continue richieste maniacali del giovane che non accontentato diventava violento.
Ai giudici Crapanzano aveva raccontato di avere agito perché, giunto ormai alle soglie dei sessant'anni, e di fronte a una malattia che aveva colpito la moglie, non era più in grado di sopportare la sua situazione familiare: aveva cercato di assecondare il figlio nelle sue manie, legate alla malattia, e soprattutto aveva dovuto affrontare tutto da solo. "Tante, troppe volte ho chiesto aiuto alle istituzioni. Ma mi prescrivevano solo psicofarmaci per il mio ragazzo - aveva raccontato l'uomo -. Ero ormai esasperato da una vita d'inferno. Angelo picchiava me e mia moglie. Qualche volta aveva anche minacciato il suicidio. Dopo l'ennesima crisi del ragazzo, che ci chiedeva di smontare un condizionatore, ho avuto un raptus. E adesso sono pentito". "Con lui abbiamo passato 27 anni di galera - racconta l'uomo dalle pagine del quotidiano online Livesicilia.it - - racconta Crapanzano dalle pagine del quotidiano online Livesicilia.it -. Non posso andare in carcere. Sto male. Se la condanna verrà confermata in Cassazione, chiederò la grazia al presidente Napolitano. Ha un cuore di padre. Capirà il mio strazio". "Cosa direi al Presidente della Repubblica se lo incontrassi? - spiega Crapanzano -. Gli spiegherei che io e mia moglie abbiamo già scontato ventisette anni di galera accanto a nostro figlio autistico. Sono sicuro che mi capirebbe". A Crapanzano sono giunte in questi mesi numerosissime lettere di solidarietà da parte di genitori che vivono il suo stesso dramma. (set)
Fonte: www.superabile.it
Pubblicazione del: 09/12/2009
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