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10/10/2005 Effetti collaterali nell’ambiente



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Evidenziato un nuovo e insidioso rischio ecologico: eliminati con le urine, i farmaci persistono attivi per anni nell'ambiente
Argomento di una disciplina, l'ecofarmacologia, nata appena un paio di anni fa, già tema della conferenza d'apertura del congresso della Società internazionale di Farmacovigilanza, che si terrà a Manila a metà ottobre. Un settore nuovo fin dal nome, coniato per indicare lo studio dei rischi ambientali (di conseguenza, per gli animali e l'uomo) connessi all'impiego dei medicinali su larga scala. Perché il loro utilizzo è massiccio e in continua crescita: ogni anno nel mondo vengono consumate ben centomila tonnellate di antibiotici.
CIRCUITO CHIUSO - Il nostro organismo metabolizza dal 30 al 70% dei farmaci che ingeriamo, trasformandoli in composti il più delle volte innocui; il resto della dose somministrata però finisce nelle orine intatta e ancora in grado di agire. Da qui i medicinali proseguono il loro viaggio verso i depuratori delle acque reflue e poi in fiumi, laghi e mari, ma durante il percorso le occasioni per inquinare un po' dappertutto si sprecano: i fanghi derivati dagli impianti di depurazione vengono spesso riciclati come concimi agricoli e le acque fluviali sono utilizzate per l'irrigazione dei campi. E non c’è solo l’impiego umano dei farmaci: in agricoltura e nell'allevamento degli animali si utilizzano antibiotici, ormoni, antiparassitari che finiscono nel terreno e da qui filtrano nelle falde acquifere. Ma l'ecosistema non è a compartimenti stagni: i farmaci rientrano nella catena alimentare perché passano dal suolo nell'erba mangiata dagli animali o alla frutta e alla verdura che arriva sulle nostre tavole. Oppure, più semplicemente, li beviamo perché fiumi e falde acquifere sotterranee servono ad alimentare gli acquedotti cittadini e le riserve di acqua potabile.
L'inquinamento ambientale da farmaci oggi può sembrare un problema irrisorio, ma col tempo le quantità presenti in fiumi, laghi e falde acquifere aumenteranno a dismisura e potranno superare la soglia di pericolo. Provocando danni che ignoriamo e che oggi non siamo in grado di immaginare.
Tratto da un'articolo del Corriere della Sera






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