27/05/2006 Qualche precisazione su ABA in Italia
Elenco Documenti
Stampa
.
L’ABA (applied behavior analysis) cioè analisi applicata del comportamento, nasce dagli studi sulle teorie dell’apprendimento all’interno del movimento di psicologia comportamentale prevalentemente nei paesi di lingua anglossassone, il padre di questi studiosi, senza peraltro dimenticare Ivan Pavlov, è universalmente riconosciuto in Watson (1913 Manifesto del Comportamentismo) e dopo di lui Skinner, Wolpe e Eysenk (nella seconda metà degli anni ’50) sono i rappresentanti più conosciuti, perciò si tratta di una lunga e consolidata tradizione che si occupa di analisi e modificazione del comportamento.
Le terapie comportamentali solo successivamente (anni ‘60-‘70–‘80) si occupano di autismo e Loovas tra tutti è sicuramente il più conosciuto degli studiosi e terapeuti.
In Italia la terapia del comportamento sbarca nella seconda metà degli anni ’70 e vede tra i suoi più illustri rappresentanti, Meazzini, Galeazzi, Soresi, Sanavio (mi scuso con tutti gli altri che non ho citato), nel nostro paese poi prende vita l’AIAMC Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento.
Da quegli anni in avanti sono centinaia i professionisti, psicologi e medici che ricevono una formazione in Analisi e Modificazione del Comportamento, fin dai primi anni 80 i corsi tenuti in molte regioni Italiane nelle scuole di terapia comportamentale associate all’AIAMC sfornano persone formate in terapie comportamentali, ad es. chi scrive è dal 1982 che svolge attività di docenza presso l’Istituto Miller di Genova ed in altre sedi; i corsi tenuti dal centro Erickson sono giunti ormai alla 27° edizione, e lo stesso avviene in molte altri sedi in tutto il paese.
A questo punto sorge immediatamente una domanda :” Come è possibile che si senta dire e si legga, che non esistono in Italia persone formate alle terapie comportamentali? “ Come è possibile che si dica e si scriva che in Italia non vi è modo di imparare l’intervento comportamentale?”
C’è qualcosa che non va nelle informazioni che circolano !!
Nel 1981 in un corso di formazione tenutosi all’Istituto Miller di Genova, fu invitato Martin Kozzlof che presentò un programma basato sulle metodologie ABA per il trattamento di bambini con disabilità ed autismo e mi sembra utile ricordare che ABA non nasce in modo specifico per il trattamento dell’autismo; lo Young Autism Project di Loovas era ben conosciuto per chi si occupava di terapia comportamentale, i programmi di Carr e altri fanno parte da tempo del bagaglio formativo.
Nei primi anni ‘80 insegnavamo la metodologia della prova discreta di apprendimento (discrete trial training) le tecniche di prompting, fading, shaping, task analysis, ecc. che oggi leggo presentate come innovazioni nel trattamento dell’autismo.
Penso ancora che ci sai qualcosa che non va nelle informazioni che circolano!!
Ai genitori dico: “cercateli i terapisti comportamentali, in Italia ci sono, li potrete trovare presso ogni sede dell’ AIAMC”(Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva – Sito internet www.aiamc.it Membro della EUROPEAN ASSOCIATION FOR BEHAVIOUR AND COGNITIVE THERAPY (EABCT)
Membro del COLLEGIUM INTERNATIONALE ACTIVITATIS NERVOSAE SUPERIORIS (CIANS)
Italian Chapter of ASSOCIATION FOR BEHAVIOR ANALYSIS (ABA))
Ancora due parole sulla diatriba TEACCH Vs ABA; ogni tecnico ben sa che la matrice culturale dei due programmi è comune (le teorie dell’apprendimento), e che le differenze tecniche sono tutto sommato piccole (vengono utilizzate in entrambi i casi, metodi e tecniche di insegnamento comportamentali). Anche per quello che riguarda l’intervento sui problemi di comportamento le similitudini sono elevate, entrambi i modelli utilizzano le tecniche comportamentali di intervento orientate al decremento dei comportamenti disadattivi ed allo sviluppo di competenze maggiormente adattive. È pur vero che ci sono delle differenze!
L’ABA è più spinto sul versante della normalizzazione (insegnamento in situazioni ambientali normali e più alta richiestività in termini di normalizzazione) il TEACCH è più orientato ad una sorta di “cultura autistica” (organizzazione dell’ambiente e contesti facilitanti), gli interventi sul piano comunicativo sono ben rappresentati in entrambi i programmi (comunicazione alternativa aumentativa, training di verbal behavior, comunicazione con le immagini, ecc.). É bene poi ricordare che il TEACCH di fatto è l’organizzazione dei servizi dello Stato della Carolina del Nord a favore delle persone con autismo e non un metodo o un programma.
Ritengo poco significativa dunque la contrapposizione almeno da un punto di vista teorico, che viene presentata tra i due programmi di intervento e mi sembra eccessiva l’enfasi sulle differenze, mentre un buon lavoro, serio e onesto in entrambi i casi ha dimostrato dare buoni risultati.
Dott. Maurizio Pilone
Psicologo – Psicoterapeuta
Responsabile Servizio Valutazione e Cura dell’Autismo Centro Paolo VI Casalnoceto
Presidente AIRiM Onlus (Associazione Italiana Ritardo Mentale)
Genova 27 maggio 2006
Elenco Documenti