ADHD La Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione. La terapia farmacologica ·pro e contro.
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L'ADHD è un disturbo psichiatrico eterogeneo e complesso, collegato nell'80% ad altre sindromi, circostanza che ne aggrava i sintomi rendendo così complessa la diagnosi e la terapia. Infatti nel 70-80% dei casi il disturbo è associato ad altri disturbi psichiatrici come il disturbo della condotta, il disturbo oppositivo-provocatorio ed i disturbi d'ansia e d'umore. Dalle testimonianze dei genitori emerge quanto questo disturbo metta in crisi la vita sociale di chi ne è affetto e delle rispettive famiglie.
Gli psicostimolanti quali il Ritalin (derivato da anfetamine, ma non è l'unico psicofarmaco somministrato ai bambini), nei casi sintomatologicamente più gravi sono necessari anche in età pediatrica e rappresentano un'importante e decisiva risorsa terapeutica, come viene rimarcato dalla letteratura scientifica di questi ultimi quarant'anni e sottolineato da Russel Barkley in un articolo comparso su Psychiatric Times del 1996.
Il Disturbo da Deficit dell'Attenzione con Iperattitvità (ADHD) - caratterizzato nella sua sintomatologia classica da inattenzione, impulsività e iperattività motoria - pare essere il disturbo neuropsichiatrico dell'età evolutiva più diffuso tra la popolazione pediatrica. Gli studi epidemiologici fin qui condotti non consentono di stimare con precisione l'incidenza del disturbo;tuttavia, la prevalenza dell'ADHD è attestata sul 3-5% della popolazione in età scolare, anche se il disturbo può persistere anche in adolescenza e nell'età adulta nel 50-60% dei casi. Questo disturbo compromette numerose tappe dello sviluppo e dell'integrazione sociale del bambino.Rappresenta la causa maggiore di disturbi della condotta e un importante fattore predittivo di insuccesso nella vita. Il campo degli studi e ricerche a livello mondiale riguarda ogni aspetto del disturbo, nonchè i vari interventi di trattamento (psico-educativi, psico-sociali, comportamentali e, molto più efficaci, gli interventi farmacologici con psicostimolanti e psicofarmaci alternativi).
Gli ultimi quarant'anni di ricerche hanno portato alla considerazione ed allo studio di numerosi fattori alla sua origine (si tratta infatti di un disturbo multifattoriale) e fra questi, fattori genetici, fattori morfologici cerebrali, fattori prenatali e perinatali, fattori traumatici, fattori sociali.
La diagnosi di ADHD allo stato attuale si basa sulla classificazione del manuale psichiatrico "DSM edizione IV", attraverso una valutazione del bambino condotta da psichiatri e neuro-psichiatri. La valutazione è complessa perché coinvolge il bambino,i suoi genitori e gli insegnanti al fine di raccogliere informazioni sul comportamento e la compromissione funzionale del bambino. In tale analisi è compresa anche la valutazione dei fattori culturali e dell'ambiente di vita in cui esso è inserito. Si è da più fonti affermato che l'ADHD è un disturbo diagnosticato sulla base dei soli sintomi, e non di esami diagnostici di tipo clinico. Bisognerebbe però precisare che qualsiasi disturbo neuro-psichiatrico è diagnosticato sulla base di sintomi, e per nessuno di essi è ad oggi disponibile un'indagine clinica specifica in grado di rilevarlo. Nel caso dell'ADHD, tale analisi si avvale comunque esclusivamente di strumenti standardizzati, quali questionari e interviste.
Una diagnosi di ADHD non fatta per tempo può condurre ad una realtà quotidiana di terapie inefficaci, psicoterapie protratte per anni senza risultati, denunce ai genitori per i danni arrecati dai figli. Un bambino con ADHD non sottoposto a terapia diverrà un adolescente con gravi disagi psichiatrici e un adulto maggiormente esposto a disturbi di condotta, depressivi o ansiosi. Lo psicofarmaco è certamente, come ampiamente dimostrato in letteratura scientifica, la migliore, la più efficace e la più rapida delle soluzioni possibili per rimediare a questi disagi. La letteratura, in particolare quella psichiatrica, è infatti concorde nell'indicare gli psicofarmaci quale decisiva risorsa terapeutica, sperimentata direttamente sui bambini con efficacia.
Riguardo alla possible "dipendenza" dal farmaco, una ricerca delle Università di Massachussets e Wisconsin (gennaio 2003) afferma che "non sussiste evidenza certa che il trattamento con stimolanti nella fanciullezza e/o adolescenza sia associato al rischio di abuso di sostanze nell'adolescenza ed in età adulta, alla maggiore frequenza di tale uso in età adulta o alla probabilità maggiore di avere una dipendenza da sostanze."
Nonostante una grande massa di studi e di ricerca clinica vengono, di tanto in tanto, avanzati dubbi sulla realtà scientifica dell'ADHD.
Il Prof. Russel Barkley afferma: "Le opinioni di un gruppetto di dottori non esperti che affermano che l'ADHD non esiste sono poste a confronto con le consolidate opinioni scientifiche che affermano il contrario, come se entrambe le opinioni potessero godere eguali meriti". Anche la Conferenza Nazionale Italiana di Consenso sull'ADHD (Cagliari 6-7 marzo 2003) a nel suo documento finale esprime una serie di affermazioni tutte perfettamente in linea con lo "stato dell'arte" presente nella letteratura psichiatrica e con i protocolli di terapia più avanzati nel trattamento di questo disturbo.
Il 27 settembre 2000, il dottor David Fasser, in qualità di rappresentante dell'American Psychiatric Association (Associazione degli Psichiatri Americani), dichiarava al "Commmittee on Education and the Workforce", Commissione del parlamento Americano: "...si stima che l'ADHD sia il più diagnosticato fra i disagi psichici dell'infanzia: dal 3 al 5 per cento dei bambini come minimo, con un rapporto di tre a uno dei maschi sulle femmine. È stata verificata una sotto diagnosi, e si riscontrano carenze nei servizi medici psichiatrici. Sarò chiaro: l'ADHD non è facile da diagnosticare, e non si può rilevare in una visita da 5 o 10 minuti. Molti altri problemi quali ansietà, depressione e disagi nell'apprendimento presentano sintomi simili a quelli dell'ADHD. Ci sono anche altri problemi pediatrici secondari legati a tale malattia. Insomma, comunque sia l'ADHD e altri morbi psichiatrici sono effettivamente diagnosticabili, sono vere e proprie malattie e affliggono un sacco di bambini."
In Italia, presso l'Istituto Superiore di Sanità, è stato recentemente istituito il Registro Italiano dei Bambini Affetti da ADHD, al fine di garantire accuratezza diagnostica ed appropriatezza terapeutica del disturbo, tramite la schedatura ed il monitoraggio di tutti i casi di bambini affetti da ADHD registrati in Italia.
IL METILFENIDATO E L’ADHD
L’ADHD è uno di quei disturbi di natura neurobiologica che ha la “fortuna” di poter disporre di un farmaco, il metilfenidato, ed in genere la categoria degli psicostimolanti, che, nei casi correttamente diagnosticati ed in particolare in quelli in cui è necessario, quando prescritto, dosato ed assunto secondo la pratica clinica pluridecennale, permette di assistere a drastici miglioramenti dei sintomi. Sono questi cambiamenti che permettono finalmente ai bambini di poter studiare, giocare, relazionarsi, insomma di riappropriarsi di quella vita che fino a pochi giorni prima sembrava sfuggire loro di mano, con enormi emarginazioni e sofferenze.
E' opportuno ribadire che l’eventuale scelta farmacologica non la opera il genitore, ma il neuropsichiatria sulla base della sua pratica clinica e di accurati protocolli diagnostici validati in tutto il mondo e nell’ambito della terapia multimodale.
In questa prospettiva, come già affermato più volte ed in numerosi ambiti,il farmaco è semplicemente un mezzo,uno strumento terapeutico: in quanto tale esso non è né buono, né cattivo. Esso diventa buono in mani esperte, come il bisturi in mano ad un bravo chirurgo .Può divenire a dir poco “pericoloso” se utilizzato da medici inesperti o con poca pratica clinica, al pari di un bisturi tra le mani di uno studente del primo anno di medicina .Qualcosa da sapere sulla malattia ADHD e sulla sua cura
La Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione (ADHD), è stata ufficializzata dall'American Psychiatric Association solo nel 1980 e colpirebbe prevalentemente i maschi.
La seguente è una lista di persone famose che, a torto o a ragione, sono state ritenute "malate mentali" colpite da sintomatologie riconducibili a quelle proprie dell'ADHD:
Hans Christian Andersen, Ludwig van Beethoven, Lewis Carroll, Agatha Christie, Winston Churchill, Stephen W. Hawking , Sergei Rachmaninov, Mariel Hemingway, I Fratelli Wright, Ernest Hemingway, Bill Cosby, Leonardo da Vinci, Salvador Dalì, Dwight D. Eisenhower, Michael Faraday, F. Scott Fitzgerald, Henry Ford, Benjamin Franklyn, Galileo Galilei, John F. Kennedy, Steve Mc Queen, Michael Jordan, Robert Kennedy, John Lennon, Abramo Lincoln, Carl Lewis, Wolfgang Amadeus Mozart, Pablo Picasso, Isaac Newton, Nostradamus, Louis Pasteur, Edgar Allan Poe, Ronald Reagan, Dan Quale, John D. Rockefeller, Eleanor Roosevelt, Alberto Tomba, Steven Spielberg, Sylvester Stallone, Lev Tolstoj, Vincent Van Gogh, Jules Verne, Robin Williams.
Scorrendo questi nomi viene spontaneo chiedersi come abbiano potuto alcuni di loro, con un tale "deficit", dare un contributo d'inestimabile valore culturale per l'umanità.
Il Dottor Paul Elliot ha affermato:
"..Il quoziente di intelligenza medio di persone affette da ADHD è in media più alto delle persone comuni... I malati di ADHD hanno grande creatività intesa non solo in senso artistico (musica pittura etc.), ma anche come genialità nell'affrontare e risolvere problemi e situazioni. I malati di ADHD hanno inoltre strutture cerebrali sensoriali più sviluppate. In poche parole percepiscono suoni, immagini, gusti, odori e sensazioni tattili in misura maggiore, e questo le rende facilmente distraibili. Più si sale nei punteggi del Quoziente di Intelligenza, più si incontrano malati di ADHD, anzi, oltre 160 di IQ, sono tutti malati di ADHD. Se questo è un guaio, un danno del cervello, come vorremmo esserne tutti affetti! Insomma, non è un disagio o un danno, e prima ce ne accorgiamo, prima sapremo adottare approcci corretti verso questa situazione!…"
Sia la Food and Drug Administration (FDA) che la Drug Enforcement Administration (DEA), rispettivamente il Ministero della Sanità ed il Dipartimento Antidroga negli USA, hanno dichiarato che queste presunte patologie "non hanno cause biologiche note".
In un documento datato dicembre 1999, dal titolo "Simulazioni di effetti a lungo termine delle cure al cervello", il NIMH (National Institute of Mental Health) dichiara quanto segue:
"gli stimolanti sopprimono i sintomi della sindrome ADHD ma non la curano in se. Come risultato i bambini affetti da ADHD devono venire spesso trattati con altri psicofarmaci per molti degli anni successivi alla cura".
Quindi non solo pare non essere una cura, ma non migliora neppure il rendimento scolastico dei bambini!
Molti psicofarmaci somministrati su bambini sono "off-label", cioè disegnati e studiati per gli adulti e nulla si sa dei loro reali effetti sui bambini. Malgrado ciò la tesi neurobiologica continua ad imperare con granitica certezza tra certi psichiatri.
Cento anni di osservazione psichiatrica ci hanno peraltro abituato al carattere transitorio di molte malattie mentali, non nel senso che queste vanno e vengono nella vita di un individuo, ma nel senso che si presentano in una certa epoca e in un certo luogo e poi misteriosamente spariscono...
La discussa terapia farmacologica
Questi psicofarmaci (per esempio il metilfenidato, una potente sostanza stupefacente), sono sul mercato americano da quasi mezzo secolo, per molti rappresentano uno stile di vita ed hanno ancora i loro estimatori.
Scrive Tom Wolfe nel suo articolo "Il cervello senz'anima":
"Eppure, da un capo all'altro dell'America si assiste allo spettacolo di un'intera generazione di ragazzini cui viene propinato il rimedio elettivo per il deficit dell'attenzione: il Ritalin, nome commerciale - depositato dalla Ciba-Geneva - dello stimolante metilfenidato. Io ho conosciuto il Ritalin per la prima volta nel 1966 a San Francisco, dove svolgevo ricerche in preparazione di un libro sul movimento psichedelico o hippie. A volte li vedevi completamente immersi in un delirio totale da Ritalin. Non un gesto, non un'occhiata: potevano essere assorti in qualsiasi cosa - un tombino, le rughe del palmo delle proprie mani - per un tempo indefinito, saltando un pasto via l'altro, fino all'insonnia più totale... puro nirvana da metilfenidato. Fra il 1990 e il 1995 le vendite di Ritalin della Ciba-Geneva sono aumentate del 600 %, perché un'intera generazione di ragazzini americani - dai migliori college del Nordest alle scuole pubbliche più sfigate di Los Angeles e San Diego - era ormai assuefatta al metifenidato, che le veniva diligentemente somministrato ogni giorno dal pusher di fiducia: il medico scolastico."
Tra gli adolescenti americani il metilfenidato è assunto a scopo "ricreativo": è ormai la droga più usata, e la DEA ritiene che molti decessi siano causati dal suo abuso. Nel 1995, in Texas, i ragazzi che ricorsero a cure di pronto soccorso per abuso di Ritalin furono pari a quanti lo fecero per cocaina, e ci furono 200 furti di massicce quantità di metilfenidato, prevalentemente nelle farmacie. Nel rapporto del 20 ottobre del 1995 la DEA dichiara che il numero di casi approdati in pronto soccorso sono in aumento di anno in anno, e che i casi di abuso di metilfenidato accertati sono immensamente superiori ai casi di abuso di ogni altro stimolante della medesima tabella farmaceutica.
Nel 1991, una direttiva dell' U.S. Department of Education ai sovrintendenti delle scuole statali impartiva le linee guida per percorsi educativi differenziati per scolari con ADHD. Le scuole ricevono quindi ogni anno centinaia di dollari per ogni studente diagnosticato con ADHD, e da quanto sono in vigore queste tipologie di "rimborsi" le diagnosi si incrementano del 21% all'anno.
A Chicago questo psicofarmaco viene miscelato con eroina e cocaina. A Detroit e Minneapolis/St. Paul viene polverizzato e inalato. La richiesta è talmente alta che non sempre è reperibile per gli usi legali. L'affinità con la cocaina è molto sostenuta dagli studiosi, ma anche con le anfetamine. I consumatori di etilfenidato dichiarano di sentirsi "focused" in modo simile quando assumono cocaina, e il passaggio a quest'ultima droga avviene a dosaggi superiori rispetto a chi inizia senza aver assunto il farmaco.
In verità poco si sa sui meccanismi impliciti e sugli effetti a lungo termine su bambini, perché vi è un solo studio longitudinale che superi i due anni. Tutto quello che si può dire ora è che il metilfenidato funziona sugli adulti come le droghe ad esso simili. Il Comitato Olimpico Internazionale vieta l'uso di metilfenidato agli atleti, in quanto aumenta artificiosamente le loro prestazioni. Errata è l'idea che questa droga sia immune da abuso, persino i bambini delle elementari cercano e trovano dosi in aggiunta a quelle prescritte.
Il 27 settembre 2000, il dottor David Fasser, in qualità di rappresentante dell'American Psychiatric Association (APA), dell'American Accademy of Child e dell'Adolescent Psychiatry, dichiarava al "Commmittee on Education and the Workforce", Commissione del parlamento Americano:
"...si stima che l'ADHD sia il più diagnosticato fra i disagi psichici dell'infanzia: dal 3 al 5 per cento dei bambini con un rapporto di tre a uno dei maschi sulle femmine. È stata verificata una sotto diagnosi, e carenze nei servizi medici psichiatrici si riscontrano a danno delle minoranze etniche, soprattutto per gli afro-americani. Sarò chiaro: l'ADHD non è facile da diagnosticare, e non si può rilevare in una visita da 5 o 10 minuti. Molti altri problemi quali ansietà, depressione e disagi nell'apprendimento presentano sintomi simili a quelli dell'ADHD. Ci sono anche altri problemi pediatrici secondari legati a tale malattia. Insomma, l'ADHD e altri morbi psichiatrici sono effettivamente diagnosticabili, sono vere e proprie malattie e affiggono un sacco di bambini."
Per contro, due giorni dopo, il celebre Psichiatra Peter Breggin dichiarava alla medesima Commissione:
"...il numero di bambini che usano queste droghe continua a salire. Uno studio recente in Virgina indica che oltre il 20% dei ragazzi bianchi delle medie ricevono droghe stimolanti durante l'attività scolastica. In Nord Carolina si rileva che il 10% dei bambini hanno ricevuto droghe a scuola o a casa. Non è stato reso pubblico il dato sugli adolescenti, ma è realistica una stima del 15% o più. Dei 53 milioni di bambini iscritti a scuola, più di 6 milioni di loro assumono droghe stimolanti. Queste sostanze sono alla lunga molto più dannose di quanto sembra che certi esperti ritengano. Ho personalmente catalogato diversi effetti collaterali in uno studio a suo tempo pubblicato che cita fonti scientifiche più che attendibili. Spesso gli stimolanti aprono la porta ad ulteriori trattamenti medici psichiatrici. Laddove questi stimolanti inducono ultrastimolazione, questa viene trattata con pericolosi sedativi. La depressione indotta da queste droghe invece è affrontata con antidepressivi altrettanto pericolosi e vietati. Agli scompensi indotti dagli stimolanti nel comportamento dei bambini si risponde con degli stabilizzatori. Si arriva quindi a bambini che assumono fino a quattro/cinque droghe psichiatriche contemporaneamente. È importante che questa commissione comprenda che le diagnosi di ADD e di ADHD sono state sviluppate esclusivamente allo scopo di giustificare e incentivare l'uso di queste sostanze…"
Nel rapporto del 23 febbraio 1999 del International Narcotics Control Board, si trova scritto che:
"L'uso di sostanze eccitanti, metilfenidato, per la cura del ADHD/ADD è in aumento di un sorprendente 100% in più di 50 paesi. In molti paesi, quali Australia, Belgio, Canada, Germania, Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna e Regno Unito, l'uso delle sostanze stupefacenti potrebbe raggiungere rapidamente livelli alti quanto quelli degli Stati Uniti, che al momento consumano più dell'85% della quantità totale mondiale. Il Consiglio si appella affinché le nazioni valutino la sovrastima dell'ADHD e frenino l'uso eccessivo del metilfenidato. I pazienti curati con questa droga, che all'inizio degli anni novanta erano nella maggior parte studenti della scuola elementare, includono ora un numero crescente di bambini, adolescenti e adulti. Negli Stati Uniti, è stata "diagnosticata" l'ADHD in bambini di appena un anno!"
Il metilfenidato non è comunque l'unico farmaco che viene dato ai bambini e l'America non è l'unico Stato dove questo viene promosso su ampia scala. Si fa uso anche di destroanfetamina, pemolina, matanfetamina, Adderall. I farmaci non eccitanti comunemente usati per il 20% dei bambini e adolescenti che non rispondono ai farmaci stimolanti, per la presenza di patologie indotte dai farmaci stessi sono: Aloperidolo, Pimozide, Clonidina, Guanfacina, Nortriptilina, Amitriptilina, Imipramina, Deprenil, Clomipramina, Desipramina, Bupropione, Fluoxetina, Nicotina, IMAO, Moclobemide, Carbamazepina, Valproato, Litio, Cloropromazina, Venlafaxina, Buspirone, BDZ (fonte A. Rossi, R. Pollice, Dipartimento di Medicina Sperimentale, Clinica Psichiatrica dell'Università dell'Aquila, in "Giornale Italiano di Psicopatologia").
Dal 1980 in poi i criteri diagnostici del DSM (il manuale psichiatrico che elenca tutte le possibili patologie, riscontrate scientificamente o meno) sono diventati progressivamente più "elastici", a tal punto che la diagnosi è estensibile potenzialmente a tutta la popolazione scolastica. I comportamenti-sintomo sono definiti in modo molto generico, lasciando all'osservatore un grado di discrezionalità tale da rendere non comparabili le osservazioni ed errata la costruzione di strumenti normativi: di fatto non esiste alcuno strumento di psicodiagnostica indipendente od analisi medica che possa dimostrare con certezza l'esistenza di molte patologie riferibili all'infanzia.
Nel rapporto "2002 American Academy of Pediatrichs - Annual Meeting Attention Deficit Hyperactivity Desorder: Current Diagnosis and Treatment", il dottor Mark L. Wolraich scrive:
"...la diagnosi dell'ADHD resta controversa: dipende da resoconti sul comportamento del bambino estrapolate da varie fonti, in particolare genitori e insegnanti. Ma ci sono spesso discrepanze tra i loro pareri e non esiste un metodo certo per dirimerle. Ad esempio la discrepanza può derivare dal fatto che il comportamento muta a seconda dell'ambiente - a casa ci si comporta diversamente che in classe - inoltre i rapporti suono spesso soggettivi anche perché non ci sono le stesse identiche norme sociali in ogni tipo di ambiente. Gli osservatori si basano solo sul proprio parere, ma senza riguardo al fatto che, parlando di età evolutiva, i diversi gradi di sviluppo e crescita soggettivi introducono ulteriori variabili."
La diagnosi differenziale è particolarmente ardua e l'errore diagnostico supera statisticamente il 50%. Questo problema era già stato evidenziato nel 1996 da un rapporto del "U.S. Department of Justice Drug Enforcement Administration". In uno studio pilota fatto in Canada alcuni anni fa dal Dr. Wendy Roberts, direttore del "Child Developement Centre at Sick Children's Hospital in Toronto": solo due bambini su 10 esaminati e precedentemente etichettati raggiungevano i criteri diagnostici minimi propri dell'ADHD. Sovente la diagnosi è fatta da medici di famiglia (35% delle diagnosi in Canada) che non hanno sufficiente competenza o tempo per fare una diagnosi differenziale.
Interessi contrastanti
Negli USA ci sono in corso diverse cause legali collettive (Texas, California, New Jersey) per abusi di psicofarmaci, che coinvolgono l'Associazione Americana degli Psichiatri (APA) e l'Associazione degli Utenti (CHADD), per collisione con la casa farmaceutica Novartis. Secondo le ipotesi dell'accusa, l'APA avrebbe accettato denaro dalla Ciba-Geigy e formulato criteri diagnostici per l'ADHD progressivamente più "elastici" ad ogni nuova edizione del DSM, per favorire le diagnosi e lo smercio di Ritalin e di altri psicofarmaci.
Nel 1995 la Novartis sferrò una campagna in grande stile per derubricare il Ritalin dalla tabella II, circostanza che comporta un controllo sulle quantità annuali commercializzabili, chiedendo alla DEA di inserirlo nella tabella III per una fruizione senza problemi di esaurimento di scorte, come spesso ad oggi accade. Questa petizione fu sottoscritta anche dall'American Academy of Neurology e supportata dall'American Psycological Association e American Academy of Child and Adolescent Psychiatry. Una difesa senza precedenti per una droga della tabella II. Prima che la DEA avesse il tempo di rispondere, un documentario televisivo shock documentò che la CHADD aveva incassato nell'arco di cinque anni ben 900.000$ dalla Ciba-Geigy, ora Novartis, la casa farmaceutica che produce il Ritalin.
La DEA fece quindi notare nella sua risposta che:
"...il Comitato di Controllo Internazionale delle Nazioni Unite (INCB), si dichiara ansioso riguardo al fatto che organizzazioni non governative di cittadini siano così attive nelle azioni di lobbing per favorire l'uso del metilfenidato ai bambini."
La "Nationa Alliance for the Mental Health" (NAMI), è la più grande associazione americana di familiari di persone affette da disturbi psichiatrici. La rivista Mother Jones, dicembre 1999, pubblicò documenti riservati della NAMI che proverebbero l'incasso di più di 110 milioni di $ dal 1996 al 1999 provenienti da 18 industrie farmaceutiche. Questa associazione sarebbe guarda caso particolarmente attiva per far approvare nei vari Stati leggi favorevoli al Trattamento Sanitario Obbligatorio (ricovero coattivo contro la volontà del soggetto e dei familiari stessi) ed alla consegna e somministrazione a domicilio di psicofarmaci.
Fred Baughman Jr. asserisce che in cinque anni di tentativi non è riuscito a avere dalla Ciba-Geigy, produttrice del Ritalin, referenze di alcun lavoro scientifico che provino che l'ADD è una vera malattia. Il 17 novembre 1994 scrisse a David Kassler, funzionario della Food and Drug Administration (FDA), chiedendo perché permettessero alla CibaGeigy di descrivere l'ADD come una "sindrome", temine che significa la stessa cosa che malattia. La risposta della FDA fu:
"...riconosciamo che non è stata ancora delineata una distinta patofisiologia del disturbo…". Egli ne deduce che "la FDA permette alla CibaGeigy di perpetuare l'illusione di una malattia per poter vendere massicce quantità di psicofarmaci."
Ci sarebbe un rapporto non casuale tra l'incremento delle diagnosi e l'aumento delle quote ammesse dalla U.S. Drug Enforcement Agency (DEA): da 1700 kg del 1990 a 8000 kg del 1995. A tutto questo va aggiunto un contesto culturale efficentista e il "terrorismo psicologico" di una certa psichiatria, che afferma che i bambini con ADHD tendono a sviluppare "ogni tipo di sindrome".
Tratto dal sito http://www.giulemanidaibambini.org/
(una parte sostanziale di questa scheda è stata tratta da una pubblicazione del Prof. Claudio Ajmone, Presidente dell'Osservatorio Italiano sulla Salute Mentale)
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