16/11/2005 «Un’educazione per i nostri figli disabili»
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Esclusi dalle gite di classe, parcheggiati nei corridoi mentre gli altri fanno lezione, tagliati fuori dai giochi in cortile e costretti a gridare per chiedere quello che gli altri ricevono di diritto. È la scuola vista con gli occhi dei bambini disabili: 21 mila alunni negli istituti campani: un piccolo esercito che ha bisogno di insegnanti di sostegno, di cure ed attenzioni maggiori ma che al contrario diventa la prima voce a cui tagliare fondi. E così i genitori si incatenano al portone della Provincia di Napoli. Una catena che unisce le storie delle mamme e dei papà del coordinamento genitori «Tutti a scuola». Il presidio è terminato quando una delegazione, accompagnata dagli assessori provinciale e regionale, Angela Cortese e Corrado Gabriele, è stata ricevuta dal questore Oscar Fioriolli. «Vogliamo solo un’educazione normale per i nostri bambini - dice Tony Nocchetti, del Coordinamento - invece riusciamo a garantire il diritto all’istruzione solo con i ricorsi al Tribunale». Rosanna D’Acunzo e il marito si sono autodenunciati per «violazione dell’obbligo scolastico». «Nostra figlia frequenta la terza elementare a Ottaviano e da un mese non va a scuola - racconta Rosanna- da quando l’ho trovata nei corridoi durante l’ora di religione perché l’insegnante di sostegno era assente e i professori temevano che in classe potesse disturbare. È assurdo. Le viene negato di partecipare alle gite perché in carrozzina, non esiste un trasporto di scuolabus, il sostegno è garantito solo per 16 ore settimanali e nelle altre scuole non la vogliono». «Agli alunni diversamente abili- afferma l’assessore Cortese - deve essere garantita assistenza personalizzata e qualificata, porrò la questione al Comitato per l’Ordine pubblico».
SERENA MARTUCCI-Il Mattino
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