Prepensionamento familiari disabili gravi : Tredici anni di promesse



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Famiglie dei disabili gravi in piazza. "Tredici anni di promesse: sta diventando un massacro"
Manifestazione a Roma del Coordinamento nazionale famiglie di disabili gravi e gravissimi, parla Simona Bellini: “Abbandonati da tutti: non ce la facciamo più”. “Inaccettabile” il testo base all’esame della Camera, “nessun aiuto” dalle associazioni delle persone con disabilità. Flebili speranze per un esito positivo nel breve periodo


ROMA - "Siamo stanchi, non ce la facciamo più: tutti ci dicono che il prepensionamento ci è dovuto e nessuno fa niente". Guarda in faccia la realtà, Simona Bellini, che con il Coordinamento nazionale delle famiglie di disabili gravi e gravissimi si prepara alla manifestazione di Roma in coincidenza con la seconda giornata nazionale dedicata al tema. Un'occasione che con la crisi di governo e la possibilità concreta - per quanto non immediata - di scioglimento delle Camere, acquista nuovi significati. "Per domani abbiamo avuto adesioni trasversali di parlamentari di tutti gli schieramenti - dice Bellini - ma la verità è che il testo base adottato dalla Camera dei deputati è inaccettabile, una vera presa in giro. Dopo tredici anni di promesse insomma potevano davvero fare di più. Questa vicenda si sta trasformando in un massacro".

Il riferimento è al tentativo di far approvare in Parlamento la legge che permetta il prepensionamento di chi assiste un disabile grave. Un obiettivo che sembrava a portata di mano all'inizio della legislatura, ma che si è andato allontanando mese dopo mese, fino all'adozione di un testo base, in Commissione Lavoro della Camera dei deputati, che non risponde alle richieste del coordinamento. "La proposta di legge in discussione è per noi inaccettabile e inapplicabile, anzitutto perché prevede il prepensionamento solamente sulla pensione di vecchiaia e poi, fatto ancora più grave, perché non prevede l'abbassamento dell'età pensionabile. Se mi dai cinque anni di contributi in più ma non mi fai andare prima in pensione - spiega Bellini - non mi dai un prepensionamento. Mi hai semplicemente preso in giro".

Una spiegazione a tutto questo c'è. "Non ci hanno coinvolto come dovevano: per fare una legge che deve rispondere a dei bisogni prima devi cercare di conoscere questi bisogni. Ma loro non l'hanno fatto. Il punto è che noi non siamo i disabili, ma siamo le famiglie che curano i disabili gravi. Concordare una legge con le associazioni dei disabili non porta alcun risultato, perché la disabilità che sa rappresentarsi non è la disabilità grave. I nostri figli, disabili gravi e gravissimi, non possono rappresentarsi, e dunque per conoscere i loro problemi è necessario confrontarsi con noi familiari. Non è stato fatto, e dal canto loro le associazioni delle persone con disabilità non ci hanno dato il minimo aiuto". Una frattura netta, all'apparenza persino insanabile dunque quella fra il Coordinamento e le associazioni delle persone con disabilità.

"Le famiglie sono chiuse in casa, sono come in galera - prosegue Bellini - e lo stesso appuntamento del 31 gennaio costituisce uno sforzo immane. Ogni giorno siamo impegnati nell'assistenza, e muoversi verso Roma è spesso impossibile. Alcune famiglie lo faranno, con sforzi inimmaginabili, pur di essere presenti all'appuntamento. Pochi o tanti, la manifestazione la faremo lo stesso: vogliamo ancora una volta far sapere che ci siamo". (ska)

Fonte: www.superabile.it





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