27/04/2005 sunto della ricerca eseguita presso il Campus Biomedico di Roma.
Elenco Documenti
Stampa
L’autismo rappresenta una delle malattie neuropsichiatriche dell’infanzia più frequenti e devastanti. Da un’incidenza pari a 2-5 casi ogni 10.000 nati, registrata fino agli anni 80, nell’arco di due decenni gli studi epidemiologici sono giunti a mostrare un’incidenza media pari a 15-20 casi ogni 10.000 nati, con picchi di 60 casi ogni 10.000 nati in alcune aree geografiche. La malattia ha un impatto impressionante su pazienti e famiglie. Bambini apparentemente normali alla nascita, in buona salute dal punto di vista fisico e spesso anche molto belli di aspetto, non acquisiscono mai, o peggio ancora perdono intorno ai 2-3 anni le capacità linguistiche già acquisite, sviluppano un comportamento di estraneazione dall’ambiente, non interagiscono nemmeno tramite lo sguardo con i loro genitori, trascorrono il tempo in comportamenti ripetitivi apparentemente privi di senso. La famiglia, disorientata e angosciata, avvia una peregrinazione tra gli specialisti più rinomati, alla ricerca di una diagnosi e di una soluzione del problema. Spesso uno dei genitori, di solito la madre, finirà per abbandonare il lavoro perché prendersi cura del bambino richiede attenzione e dedizione continua, in una realtà italiana generalmente carente di competente supporto sociale. Poichè la vita media del paziente autistico non è affatto modificata dalla malattia, stimando il numero di pazienti intorno ai 200.000 individui in tutta Europa, e sapendo che circa il 75% richiedono assistenza o almeno supervisione continua oltre spesso ad istituzionalizzazione dopo la morte dei genitori, il costo sociale della malattia in Europa viene stimato ad almeno 4.4 miliardi di euro all’anno. Qualsiasi terapia contribuisse a rendere indipendenti anche solo il 10% dei pazienti, permetterebbe un risparmio di 440 milioni di euro all’anno.
La ricerca scientifica, stimolata in questi ultimi anni soprattutto dalle associazioni di famiglie con soggetti autistici, ha iniziato a fornire di recente risultati molto interessanti, giungendo a prospettare un problema di migrazione delle cellule nervose durante la vita prenatale come causa della malattia. La genetica e la biologia molecolare sono state oggetto di particolarmente attenzione in questo ambito, ed è ad ambedue questi livelli che si deve collocare l’importante contributo fornito negli ultimi 8 anni da una rete di centri clinici italiani e stranieri, coordinata dal Laboratorio di Psichiatria Molecolare e Neurogenetica dell’ Università “Campus Bio-Medico” di Roma e che ha visto fin dall’inizio l’attiva partecipazione del Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile della II Università di Napoli. Questa rete ha raccolto oramai DNA, plasma, e urine di più di trecento famiglie con bambini autistici, uno dei campioni più ampi a livello mondiale ed ancora in crescita. Lo studio del DNA di questi soggetti ci ha permesso di scoprire per primi al mondo alcune varianti genetiche che predispongono alla malattia, particolarmente nel DNA che codifica la proteina Reelin, decisiva per una corretta migrazione cellulare nel periodo fetale, la proteina APO-E che interagisce con Reelin, la proteina HoxA1 che modula la morfologia del cranio dei pazienti artistici e aspetti funzionali attualmente sotto esame, ed infine l’enzima serico paraoxonasi. Quest’ultimo risultato, unitamente ai precedenti, ha permesso di prospettare per la prima volta la possibilità che sostanze inquinanti particolarmente comuni in Nord America, agendo durante periodi specifici dello sviluppo prenatale su individui geneticamente vulnerabili, siano in grado di causare la malattia. Questi risultati stanno stimolando un elevato interesse per le loro potenzialità in ambito preventivo e forse anche terapeutico. Inoltre, la nostra ricerca prosegue a gran ritmo in ambito genetico, per cercare di identificare altre varianti genetiche capaci di predisporre alla malattia, nonché mediante l’utilizzo di tecniche assolutamente innovative prosegue l’esplorazione di eventuali alterazioni geniche nel cervello di pazienti artistici.
In conclusione, il nostro lavoro di questi anni ha fornito dati estremamente promettenti, che hanno giustamente destato molto interesse in seguito alla loro pubblicazione su rinomate riviste internazionali. Riteniamo che la strada imboccata rappresenti una via preferenziale per giungere ad un’adeguata comprensione di questa complessa malattia, alla sua prevenzione, ad una diagnosi precoce e ad un notevole miglioramento delle terapie attualmente disponibili e della qualità di vita delle famiglie colpite dall’autismo infantile.
Dr. Antonio M. Persico
Lab. di Psichiatria Molecolare & Neurogenetica
Università “Campus Bio-Medico”
Via Emilio Longoni 83,
00155 Roma
Tel. 06-22541785; fax 06-225412931; e-mail a.persico@unicampus.it
Neuropsichiatria Infantile
Seconda Università degli studi di Napoli
via Pansini 5 80131 Napoli
tel 0815666692 fax 0815666694
carmela.bravaccio@unina2.it
Articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali dalla rete coordinata dal nostro Laboratorio:
Persico AM, Militerni R, Bravaccio C, Schneider C, Melmed R, Damiani V et al (2000a): Lack of association between serotonin transporter gene promoter variants and autistic disorder in two ethnically-distinct samples. Am J Med Genet (Neuropsychiatric Genet) 96:123-127.
Persico AM, Militerni R, Bravaccio C, Schneider C, Melmed R, Trillo S et al (2000b): Adenosine Deaminase (ADA) alleles and autistic disorder: case-control and family-based association studies. Am J Med Genet (Neuropsychiatric Genet) 96:784-790.
Persico AM, D’Agruma L, Maiorano N, Totaro A, Militerni R, Bravaccio C et al (2001a): Reelin gene alleles and haplotypes as a factor predisposing to autistic disorder. Mol Psychiatry 6:150-159.
Persico AM, Militerni R, Bravaccio C, Schneider C, Melmed R, Trillo S et al (2001b): No association between the 4G/5G polymorphism of the plasminogen activator inhibitor-1 (PAI-1) gene promoter and autistic disorder. Psychiat Genet 11:99-103.
Persico AM, Pascucci T, Puglisi-Allegra S, Militerni R, Bravaccio C, Schneider C et al (2002): Serotonin transporter promoter variants do not explain the hyperserotoninemia in autistic children. Mol Psychiatry, 7:795-800.
Conciatori M, Stodgell CJ, Hyman SL, O’Bara M, Militerni R, Bravaccio C et al (2004): Morphogenetic effect of the HOXA1 A218G polymorphism on head circumference in patients with autism. Biol Psychiatry, 55:413-419, 2004.
Persico AM, D’Agruma L, Zelante L, Militerni R, Bravaccio C, Schneider C et al (2004): Enhanced APOE2 transmission rates in families with autistic probands. Psychiat Genet, 14:73-82, 2004.
D’Amelio M, Ricci I, Sacco R, Wassink TH, D’Agruma L, Muscarella LA et al (2005): Paraoxonase gene variants are associated with autism in North America, but not in Italy: possible regional specificity in gene-environment interactions. Mol Psychiatry, in press.
Elenco Documenti