La Melatonina, per i disturbi del sonno .
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La Melatonina, lo sleep master
Per questo integratore da banco un ruolo emergente nel trattamento dell’autismo.
Jaak Panksepp, Ph.D.
Bowling Green State University
Bowling Green, OH
Uno dei momenti per noi più comuni e più difficili è quando i nostri figli non riescono ad addormentarsi in maniera efficace. I bambini autistici sembrano essere particolarmente proni a questo problema, ed è stato stimato che più della metà tra loro presenta quanche disturbo del sonno. Ciò suggerisce la presenza di una qualche forma di deficit nel sistema cerebrale che normalmente favorire il sonno. Durante gli ultimi dieci anni vi sono stati grandi progressi nella comprensione dei meccanismi che, nel cervello sano, provvedono ad un sonno riposante. Dato che sia nel corpo che nel cervello vi sono un alto numero di sostanze che favoriscono il sonno, nella condizione neurologica che chiamiamo autismo vi potrebbe essere un deficit di una qualsiasi di esse. Ci concentreremo qui su uno dei principali fattori, la melatonina, che si sta attualmente dimostrando essere un aiuto naturale notevolmente efficace per favorire il sonno, non solo degli insonni bambini autistici, ma anche dei loro spesso malridotti genitori.
Come parecchi genitori hanno già scoperto, questa molecola naturale che favorisce il sonno è attualmente disponibile come farmaco da banco presso parecchie farmacie e distributori farmaceutici (anche se è sempre presente il pericolo che interessi specifici riescano a spingere la FDA a far sparire dagli scaffali questo aiuto, sicuro ed efficace, come è già successo per svariati altri importanti integratori, tra cui più specialmente il triptofano). Naturalmente, come per qualsiasi altra sostanza forte ed efficace, vi sono alcune linee guida che dovrebbero essere seguite per massimizzare i benefici ed evitare i problemi. Anche se vi sono forti ragioni teoriche che cvi fanno credere che i bambini autistici potrebbero “costruire” o troppa melatonina (si veda Chamberlain & Herman, 1990) o troppo poca, secondo il nostro punto di vista parecchi bambini non ne producono a sufficienza (si veda Panksepp, Lensing, Leboyer & Bouvard, 1991).
Sfortunatamente, al momento semplicemente non vi sono abbastanza dati validi per decidere quale tra i due punti di vista è quello corretto. Tuttavia, il fatto al momento certo è che la melatonina è in grado di stabilizzare e promuovere un sonno normale e normali ritmi corporei giornalieri. Tuttavia, è importante apprendere come utilizzare in maniera saggia questa sostanza, notevolmente sicura e potente. Dopo aver sommariamente riassunto la maniera in cui la melatonina funziona nel cervello, condivideremo con voi alcuni suggerimenti importanti sull’utilizzo appropriato di questo integratore (tra cui quando dovrebbe essere somministrata, quanta somministrarne, e che cosa fare se la melatonina smette di funzionare, come a volte indubbiamente accade). La prima cosa che è importante conoscere è che il nostro cervello contiene un meraviglioso meccanismo simile ad un orologio, che normalmente conta il tempo con un periodo di circa 24 ore, ma che la sua accuratezza è controllata da parecchi fattori, tra cui la luce (per es., i cicli giorno-notte) e varie sostanze chimiche presenti nel cervello, specialmente la melatonina. Questo centro di controllo simile ad un orologio è situato in due piccoli cluster di neuroni alla base del cervello, denominati nucleo suprachiasmatico (SCN) che, come indica il nome, sono posti direttamente sopra il chiasma ottico, il luogo in cui metà dei nervi da ciascuno dei nostri occhi attraversa la testa verso la metà opposta del nostro cervello. Le tante vie nervose di uscita dall’SCN controllano praticamente tutti i ritmi comportamentali che sono stati studiati, dalla nutrizione al sonno. Quando entrambi i nuclei vengono distrutti, gli animali disperdono il loro comportamento in maniera irregolare durante il giorno invece di mantenere una routine ben ordinata di attività giornaliere. Le nostre secrezioni naturali di melatonina, che normalmente avvengono durante le prime ore del mattino, ovvero quando sperimentiamo la fase più profonda del sonno, coordinano l’accuratezza dell’orologio SCN. Le persone che hanno perduto la vista, e pertanto non sono in grado di coordinare il loro orologio biologico per mezzo dell’influenza dei cicli naturali giorno-notte, sono in grado di stabilizzare i propri ritmi assumendo piccole quantità di melatonina esattamente alla stessa ora ogni giorno. Ed è esattamente questo il segreto per un utilizzo corretto della melatonina: dovrebbe essere somministrata solamente una volta al giorno, in piccole quantità, e l’ora più adatta è circa mezz’ora prima dell’ora in cui solitamente si va a dormire.
All’interno del nostro corpo, la melatonina viene prodotta naturalmente all’interno della ghiandola pineale, un organo ghiandolare annidato tra i due emisferi cerebrali, che il grande filosofo francese Cartesio una volta ha proposto come "sede dell’anima." In questa ghiandola la melatonina viene sintetizzata in due fasi dal suo precursore, la serotonina (un neurotrasmettitore). Le riserve di melatonina della ghiandola pineale tipicamente vengono rilasciate in circolo quando l’illuminazione diminuisce, e questo potrebbe aiutarci a spiegare perchè la maggior parte di noi dorme meglio con le luci spente. Durante le ore del mattino i livelli di melatonina iniziano a diminuire, gli uccellini iniziano a cantare e anche noi tendiamo a svegliarci, ristorati, per iniziare le nostre attività quotidiane. E’ facile comprendere come mai la mancanza di sonno potrebbe aumentare i problemi comportamentali e psicologici durante la giornata. Inoltre, la melatonina svolge un notevole numero di compiti benefici nel corpo: non solo è un potente induttore di sonno, ma regola anche una vasta gamma di altri processi corporei, che vanno dalla maturazione del cervello alla forza delle nostre risposte immunitarie. E’ stato scoperto che ritarda la crescita di alcune forme tumorali e, in maniera abbastanza indipendente da questo effetto benefico, è anche in grado di alleviare alcune forme di ansietà e depressione. La cosa più rilevante è che, somministrata nell’acqua potabile, ha aumentato del 20% circa la vita di vari animali da laboratorio. Aiuta anche a controllare l’inizio della pubertà durante l’adolescenza.
In breve, la melatonina esercita parecchi effetti benefici sul cervello e sul corpo, ma i genitori devono essere attenti a seguire alcune linee guida nel suo utilizzo come agente che favorisce il sonno:
1.QUANDO? Dovrebbe essere somministrata solamente una volta al giorno, una mezz’ora circa prima del normale orario del sonno. L’ulteriore integrazione di melatonina a metà nottata potrebbe essere efficace, ma non è una linea di condotta intelligente, perchè questo potrebbe modificare l’orologio biologico in maniera caotica ed indesiderabile.
2.QUANTA? Anche se la melatonina è molto sicura (ci sono persone che ne hanno consumati svariati grammi al giorno per parecchi giorni senza alcun effetto negativo), una quantità molto bassa può fare veramente molto. I preparati disponibili in commercio solitamente sono in pastiglie da 2.5 o 3 milligrammi (mg), ed un bambino molto piccolo dovrebbe ricevere giovamento con un terzo di questa quantità. Le quantità maggiori produrranno un sonno più profondo, ma l’ormone potrebbe essere ancora in circolo a livelli abbastanza alti al mattino, e vi sono ragioni di credere che ciò non sia auspicabile.
3.CAMBIAMENTI NELLA SUA EFFICACIA? Solitamente la melatonina non diminuisce di efficacia, perfino con un uso prolungato; ma per ragioni sconosciute ciò non avviene in tutti gli individui. Se un basso dosaggio di melatonina, che è stato efficace per un po’ di tempo, sembra perdere la propria efficacia (per esempio perchè ne sta aumentando la tolleranza), piuttosto che aumentare il dosaggio è più saggio interrompere la somministrazione del supplemento. Alcuni genitori cercano di tornare agli effetti desiderati aumentando le dosi, ma questo sembra semplicemente intensificare il processo di tolleranza. E’ meglio interrompere il trattamento per un periodo che va da una settimana ad un mese, e quindi vedere se la sensibilità è tornata. Secondo la nostra esperienza, solitamente in questo modo torna la sensibilità al trattamento. Parecchi bambini autistici che hanno preso regolarmente degli integratori di melatonina sembrano mostrare dei benefici che vanno molto al di là dei miglioramenti nel sonno. Sono molto “più presenti” durante il giorno. Questi potrebbero essere gli effetti collaterali dei processi ricostituenti, ancora misteriosi, che il sonno apporta a tutti noi. Ulteriori benefici potrebbero sorgere dalla stabilizzazione dei ritmi corporei che potrebbero essere stati “fuori sincronia” prima dell’apporto dell’integratore di melatonina.
1. Anche se sappiamo che la melatonina e il sonno possiedono parecchi benefici per il corpo, non possediamo ancora prove adeguate sui tanti "come e perchè." La nostra conoscenza di questi argomenti non è molto progredita oltre alle congetture di Shakespeare che la funzione del sonno è di "knit up the raveled sleeve of care", anche se i pensatori moderni sono più propensi a suggerire che "il sonno ricostituisca i processi neurologici e biochimici del cervello e di altre risorse corporee che sono stati esauriti dalle attività giornaliere." La melatonina sembra essere un fondamentale guardiano di tali processi ricostituenti, e senza di essa le nostre vite diventano indubbiamente confuse. E’ probabile che, per ragioni attualmente sconosciute, il cervello di alcuni bambini autistici soffra di un deficit in questi importanti processi biochimici. Se fosse così, una precoce somministrazione di questo ormone potrebbe essere essenziale per la normalizzazione dello sviluppo. Sfortunatamente sappiamo poco di questi argomenti, e solamente la ricerca futura potrà fornirci le risposte di cui abbiamo ora disperatamente bisogno.
- Chamberlain, R.S., & Herman, B.H. (1990) A novel biochemical model linking dysfunction in the brain melatonin, proopiomelanocortin peptides, and serotonin in autism. Biological Psychiatry, 1990, 28, 773-793.
- Panksepp, J., Lensing, P., Leboyer, M., & Bouvard, M.P. (1991) Naltrexone and other potential new pharmacological treatments of autism. Brain Dysfunction, 4, 281-300.
La ripubblicazione del presente articolo, apparso per la prima volta su Lost and Found: Perspectives on Brain, Emotions, and Culture, avviene dietro specifica autorizzazione dalla rivista stessa . Lost and Found è una newsletter trimestrale e viene distribuita dal Memorial Foundation for Lost Children. Per maggiori informazioni scrivere a:
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