14/08/2005 Finanziaria, un giro di vite sull’invalidità
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Il Viceministro Vegas"Occorre stabilire limiti redditualiper l'indennità di accompagnamento"
L’escalation della spesa per gli assegni di invalidità balza di nuovo ai primi posti tra i temi in discussione per la prossima finanziaria. E il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas annuncia il suo piano. Come gli altri trattamenti di invalidità, anche l’erogazione delle indennità di accompagnamento dovrà essere collegata alle condizioni reddituali. «Attualmente - spiega Vegas - vengono concesse indennità di accompagnamento indipendentemente dal livello di reddito. Sarebbe opportuno introdurre un tetto massimo oltre il quale l’indennità non viene concessa o viene concessa in forma ridotta. Si può cominciare dall’assegno di accompagno per poi allargare l'introduzione del tetto all’invalidità stessa». L’esponente del governo propone poi di unificare sotto lo stesso soggetto le competenze di verifica e di erogazione della prestazione. L’obiettivo è quello di frenare una spesa galoppante, che l’anno scorso ha segnato un aumento dell’11,6% dei nuovi trattamenti. Il peso delle pensioni di invalidità civile, comprese le indennità di accompagnamento, è infatti rilevante. Quasi 2 milioni di assegni su un totale complessivo di 5 milioni, tra pensioni previdenziali agli ex lavoratori, di guerra, e, appunto, agli invalidi civili con le indennità di accompagnamento. E non è la prima volta che lo Stato tenta di intervenire in questo settore. Il sindacato, però, dissente. Beniamino Lapadula, responsabile economico dela Cgil, premette che «bisogna vedere qual è il parametro del reddito». Ma fa comunque notare che «se il governo metterà in atto un grosso taglio per l’indennità di accompagnamento questa impostazione restrittiva verrà respinta con forza». Il motivo di questa forte contrarietà - spiega l’esperto del sindacato - è che si accentuerebbe in tal modo un’emergenza sociale e si penalizzerebbero in questo modo anche le donne lavoratrici che devono assistere familiari anziani non autosufficienti che oggi beneficiano dell’indennità. Verrebbe coivolto soprattutto il Mezzogiorno. Nel passato quando si parlava di asistenzialismo si identificava nelle pensioni di invalidità uno dei principali veicoli di questa politica. Ora il governo punta a far emergere le truffe che continuano a occupare ancora le pagine delle cronache. L’ultimo esempio, recente, riguarda Arzano dove è stato scoperto un nucleo familiare con 20 invalidi. Perciò per fenare la spesa si pensa a maggiori controlli. Vegas ritiene opportuno unificare sotto lo stesso soggetto le competenze di verifica e di erogazione della prestazione. L’attuale situazione, spiega il viceministro all'Economia, è poco razionale ai fini di una corretta gestione della materia. Occorre perciò unificare le due funzioni. E l’ipotesi più razionale, a parere di Vegas, è di affidare i compiti all’Inps che attualmente è la struttura più attrezzata. Non c’è solo la previdenza tra i punti in discussione da parte dell’esecutivo per la prossima finanziaria. Per non mettere in discussione le risorse per lo sviluppo (il governo dovrebbe reperire lo 0,5% del Pil) e non fare ricorso ad altri prelievi, occorrerà far rientrare la spesa che cresce più del 2%. Altri tagli dovrebbero riguardare quindi gli enti locali, la sanità e il pubblico impiego. Vegas, per quanto riguarda i contratti del pubblico impiego, sottolinea che «vi è un meccanismo che non funziona». Ecco il suo ragionamento: attualmente in finanziaria si indica la somma disponibile per i rinnovi. Poi nella pratica tale somma diventa la base della trattativa con i sindacati. Inoltre si verifica una sorta di rincorsa al rialzo tra i vari comparti. Una prima misura di razionalizzazione, ad avviso di Vegas, potrebbe essere quindi quella di portare fuori dall'Aran gli enti locali e le Regioni per avere una maggiore responsabilizzazione dell’ente che poi dovrà pagare gli stipendi. «Attualmente l’Aran stipula il contratto e poi Regioni e Comuni devono pagare. Meglio - spiega il viceministro - se il contratto lo firma chi deve pagare».
CINZIA PELUSO - Il Mattino di Napoli
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